LA MACCHINA DA GUERRA DELL’AMORE

HO VISTO UN AGGEGGIO STRANO, MUOVERSI PER ROMA,

AVEVA IL SUO GARAGE IN VIA PRINCIPE AMEDEO, ENTRAVA, USCIVA, IN CONTINUAZIONE,

VIAGGIANDO QUATTRO, CINQUE MESI TRA ZONE DISPARATE DELLA CAPITALE.

STAZIONE, POLICLINICO, PRENESTINO, CASSIA, IL TRIONFALE.

 

AVEVA UN MOTORE A IMPATTO ZERO, POTENTE, SILENZIOSO, FATTO DI DISCREZIONE;

CILINDRATA INEDITA, OGGIGIORNO, LA SOLIDARIETA’.

 

AVEVA INTERNI DI VELLUTO, QUELLO PIU’ PREGIATO, FATTO DI FIBRA ANTICA,

QUELLA CHE ESCE SOLO DALLA FABBRICA DEI FORTI LEGAMI FAMILIARI.

 

GLI AMMORTIZZATORI ERANO FORSE IL PEZZO PIU’ PREGIATO E  RARO, FATTI D’AMICIZIA IMMENSA.

 

QUANDO MI E’ PASSATA ACCANTO, MI SONO FERMATO UN PO’ TRASECOLATO.

ERA, UNO SPETTACOLO, MI SI PASSI IL TERMINE, AL LIMITE DEL MERAVIGLIOSO.

GUARDA QUELL’AGGEGGIO ANTICO, MI SONO DETTO, MENTRE LO OSSERVAVO CALPESTARE I SANPIETRINI, PIANO, PER NON FAR RUMORE.

SEMBRAVA ANCHE UN QUALCOSA DI DIVERSO DA UNA MACCHINA.

AVEVA UN BAGLIORE ESTERNO E UN ASSETTO DI ARTEFATTO CHE NON STA TOCCANDO PROPRIO TERRA, QUINDI, ALLORA, FORSE, ERA ALL’AVANGUARDIA.

LO GUARDAI CON ATTENZIONE, QUINDI, DENTRO.

 

AVEVA UN ABITACOLO PICCOLO E AL TEMPO STESSO NEL QUALE C’ERA TANTA GENTE,

CAPACE DI MUOVERSI NEL TRAFFICO PERIGLIOSO DI ROMA E DELLA VITA,

SENZA FARE NEANCHE UN GRAFFIO ALLA SUA CARROZZERIA.

 

A UN CERTO PUNTO, UN GIORNO, MI SI E’ FERMATO PROPRIO A UN PASSO.

ALLORA L’HO TOCCATO: NON ERA DI LAMIERA, NON ERA FREDDO, ERA COME DI UN TESSUTO SOMIGLIANTE ALLA NOSTRA PELLE.

LA SUA NATURA, INFATTI, ERA QUELLA DI UN ORGANISMO VIVO, CHE SAPEVA MUOVERSI, PERO’ CON GRANDE DETERMINAZIONE, COME FA UNA MACCHINA DA GUERRA, CAPACE DI VINCERE IL NEMICO DELLA TRISTEZZA E DELLA RASSEGNAZIONE.

ALLA GUIDA C’ERANO UN PAPA’ CON DUE RAGAZZI CHE, SE ERANO STANCHI, DIETRO C’ERANO PARENTI E AMICI, C’ERA SEMPRE IL RINCALZO PRONTO CHE SI ALTERNAVA CON LORO AL TIMONE.

C’ERA PURE IL RICAMBIO DI QUALCUNO CHE ENTRAVA E USCIVA PER FAR LORO, SOLO COMPAGNIA, PERO’ IN CONTINUAZIONE.

E ALCUNE VOLTE, IN PUNTA DI PIEDI, CI SONO ENTRATO ANCH’IO.

TUTTO, ALL’INTERNO, AVVENIVA QUASI SENZA GENERARE UN SUONO, SENZA PARLARE, PARLANDOSI CON GLI OCCHI; OPPURE, COME QUANDO QUALCOSA O QUALCUNO, DOVENDO ANDARE AVANTI, SA MUOVERSI PERFETTAMENTE AD OCCHI CHIUSI  IN UNO SPAZIO,  SENZA BISOGNO DI UN NAVIGATORE –  ANCHE SE QUELLO SPAZIO NON PENSAVA MAI DI DOVERLO PERCORRERE AD UN’ORA NON PREVISTA; UN’ORA, IN FONDO, COSI’ PRESTA -.

SOLO QUANDO IL TRAFFICO AUMENTAVA E  SI VERIFICAVA MAGARI UN ACCIDENTI, UN IMBECILLE CHE TI ATTRAVERSAVA, C’ERA L’UNICA ECCEZIONE ALLA COMPOSTEZZA DI TUTTI I PASSEGGERI: GIU’ CON UNA SIMPATICA, SONORA BATTUTA O PAROLACCIA.

POI, UN GIORNO, QUELLA MACCHINA DA SOGNO NON L’HO VISTA PIU’, IN GIRO PER ROMA.

AVEVA PORTATO IL SUO PASSEGGERO A DESTINAZIONE.

 

EPPURE, ANCHE SE ORA NON PASSERA’ PIU’, SONO CONVINTO, ANZI, LO SO, SEPPURE ESSA E’ SPARITA DALLE STRADE, CHE CONTINUERA’ AD AVERE IL MOTORE SEMPRE ACCESO, NEL LUOGO DOVE E’ RITORNATA.

IN QUELLA VIA DELLA STAZIONE, VIA PRINCIPE AMEDEO.

ANCHE PERCHE’, UN MOTORE COSI’ BELLO, PRESTANTE, SCOPPIETTANTE D’ALLEGRIA, FIRMATO DA UNA PROGETTISTA COSI’IN GAMBA, LA NOSTRA CARLA, SONO  SICURO CHE NON SI FERMERA’ MAI.

 

BUON VIAGGIO E COMPLIMENTI, CARLA, IL PROGETTO AL QUALE HAI TANTO LAVORATO,

LA MACCHINA DA GUERRA DELL’AMORE, FUNZIONA PROPRIO  A MERAVIGLIA.

 

IL VOSTRO AFFEZIONATO CUGINO

FRANCESCO FERRARI